Elementi di Analisi

Programma di monitoraggio in atto

2008-2009

Informazioni sulle tipologie di monitoraggio

ACQUE

I dati ottenuti dalle analisi effettuate ogni 30 giorni sulle variabili indagate sono elaborati statisticamente con indice denominato CAM e visualizzati attraverso una grafica elementare. Le acque sono distinte in tre classi di qualità che caratterizzano rispettivamente:

  • acque incontaminate;
  • acque con diverso grado di eutrofizzazione, ma ecologicamente integre;
  • acque eutrofizzate con evidenze di alterazioni ambientali anche di origine antropica.
Un grafico illustra l'andamento dei parametri monitorati lungo la colonna d'acqua.
Sono riportati, inoltre, in formato numerico i parametri meteo-marini e i nutrienti, che sono rilevati sia in superficie che sul fondo.

PLANCTON

La componente planctonica è rappresentata mediante grafici a torta con l'indicazione percentuale dei gruppi tassonomici rappresentativi. Viene visualizzata inoltre la lista di specie rilevata per ogni gruppo tassonomico. Le stazioni di campionamento del plancton sono coincidenti con le stazioni sottocosta del monitoraggio Acque.

SEDIMENTI

I risultati delle analisi semestrali sui sedimenti sono rappresentati da istogrammi e le stazioni di campionamento sono prossime (e in alcuni casi coincidenti) a quelle del monitoraggio Acque.
I campionamenti sono effettuati su due strati del sedimento, uno superficiale a -5 cm dal fondo e uno profondo a -20 cm dal fondo.

BIOTA - MOLLUSCHI

I risultati delle analisi semestrali sul biota sono riportati in forma di istogrammi. Le stazioni di campionamento sono prossime alla linea di costa e a quelle del monitoraggio Acque.

POSIDONIA OCEANICA

La matrice benthos è indagata con cadenza annuale, tramite lo studio della fanerogama marina Posidonia oceanica. I risultati sono riportati in forma numerica.

FONDI MOBILI

I risultati delle analisi semestrali sono riportati sia in termini di specie che di indici.

INQUINANTI

I risultati delle analisi semestrali sui sedimenti sono rappresentati da istogrammi e le stazioni di campionamento sono coincidenti con quelle del monitoraggio Acque..


Le variabili analizzate

A cura di: Irene Di Girolamo, Stefano Bataloni, Daniela Martelli, Rubina Mariani

ACQUA

Solidi sospesi

Con il termine Solidi Sospesi Totali si intendono tutte quelle sostanze indisciolte, presenti nell'acqua, che vengono trattenute da un filtro a membrana di determinata porosità, quando l'acqua stessa viene sottoposta a filtrazione.
La presenza di solidi sospesi oltre determinati limiti di concentrazione altera la normale trasparenza dell'acqua rallentando lo sviluppo delle forme di vita, in particolare quelle sensibili alla luce, ma soprattutto costituisce un veicolo per la diffusione dei contaminanti delle acque come batteri, sostanze nutrienti, pesticidi, metalli etc., che possono essere trasportati anche per lunghe distanze adesi sulla superficie delle particelle solide in sospensione.

Ossigeno disciolto

E' la quantità di ossigeno presente nell'acqua. L'ossigeno presente nel mare proviene principalmente dagli scambi fisici che avvengono all'interfaccia tra atmosfera ed oceano e dalla sua liberazione nel processo fotosintetico che avviene ad opera dei vegetali. L'ossigeno è poi consumato dagli organismi acquatici per far fronte a tutti i processi metabolici. Le misure di ossigeno disciolto servono per verificare situazioni di anossia che provocano sofferenze e morie degli organismi, e di sovrasaturazione (condizione per cui l'ossigeno disciolto nelle acque superficiali è in concentrazioni superiori al suo valore di saturazione) che indica un eccessivo sviluppo di microalghe. Nelle acque superficiali valori elevati maggiori ai 10 mg/l indicano sovra saturazione. Il valore medio è in genere compreso tra 6-8 mg/l, ed è comunque soggetto a variazioni. Nelle acque di fondo valori minori a 3 mg/l sono nella norma.

Salinità

Indica il contenuto in sali disciolti sotto forma di ioni ed è espressa come grammi di sali disciolti per Kg di acqua. Le variazioni di salinità si hanno per tre processi fondamentali evaporazione, precipitazioni e il mescolamento delle masse d'acqua. La salinità media dei mari è del 35?, ovvero 35 g di sale per 1 kg d'acqua, ma in mari chiusi o semichiusi dove l'evaporazione è maggiore rispetto agli apporti di acqua dolce che avvengono attraverso i fiumi e le precipitazioni meteoriche, i sali si concentrano e la salinità aumenta. È il caso, ad esempio, anche del Mediterraneo poiché a causa della modesta comunicazione con l'Oceano Atlantico presenta una salinità media maggiore pari cioè al 37?.
La salinità insieme alla temperatura determina in maniera diretta la densità dell'acqua amrina, la quale costituisce uno dei processi che generano le correnti.

Temperatura

La temperatura delle acque superficiali dipende dall'irraggiamento solare e varia in intensità con la stagione e la latitudine. La temperatura media delle acque superficiali degli oceani è di 15°C mentre se si considerano le acque profonde la media scende a soli 3,5°C.
Infatti l'acqua superficiale si riscalda a contatto con l'atmosfera e sotto i raggi del sole, in profondità invece, si accumulano le acque fredde che, essendo più dense, sono più pesanti.
Le acque profonde del Mediterraneo, hanno una particolarità in quanto presentano sempre valori di circa 12-13°C. Ciò dipende dal fatto che la soglia dello stretto di Gibilterra impedisce alle fredde acque atlantiche di profondità di penetrare in questo mare.L'aria ha una capacità termica (quantità di energia necessaria per aumentare di un grado centigrado la temperatura dell'acqua) molto minore rispetto a quella dell'acqua, questo significa che le acque marine possono scaldare gli strati aerei sovrastanti senza subire apprezzabili raffreddamenti, mentre occorrono ingenti masse d'aria per modificare lievemente le temperature delle acque degli oceani. Da ciò deriva l'effetto mitigante sul clima esercitato da mari e laghi nelle regioni costiere.La temperatura insieme alla salinità influisce sulla densità dell'acqua, la quale costituisce uno dei processi che generano le correnti.

Clorofilla a

E' il principale pigmento fotosintetico dei vegetali ed è quindi indice quantitativo di biomassa algale.

Trasparenza

La trasparenza indica la proprietà dell'acqua di mare a lasciarsi attraversare dalla radiazione solare visibile.

Azoto ammoniacale, Azoto Nitrico, Azoto nitroso, Fosforo totale, Orto-fosfasto, Silicati

Sono sostanze chimiche (sali nutritivi) che favoriscono la crescita delle microalghe e delle fanerogame marine. Avendo una scarsa concentrazione in mare costituiscono un fattore critico o limitante. A volte in determinate condizioni soprattutto nella fascia costiera e in bacini semichiusi si può avere un eccesso di queste sostanze che può dar luogo al fenomeno dell'eutrofizzazione.
L´eutrofizzazione è un processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi apporti di sali nutritivi ad effetto fertilizzante (azoto e fosforo sopratutto) trasportati a mare dai fiumi e dagli insediamenti costieri (le principali fonti di generazione sono costituite dal settore agro-zootecnico e da quello civile) con conseguente sviluppo della vegetazione, fenomeni di anossia (diminuzione o totale mancanza di ossigeno) e grave danno alla comunità biologica. L'arricchimento eccessivo di nutrienti può causare anche il fenomeno delle cosiddette maree rosse, il quale consiste in un'abnorme proliferazione di fitoplancton (prevalentemente diatomee e dinoflagellati) la cui pigmentazione conferisce al mare una colorazione rossastra o giallo bruna con a volte associata la liberazione di sostanze tossiche.

Dati meteomarini

La rilevazione di parametri sull'aria e sulle condizioni del mare è di grande importanza per completare il quadro delle conoscenze sulla qualità dell'ambiente marino; disporre dell'andamento nel tempo di dati atmosferici e idrologici consente una corretta interpretazione dei dati fisico-chimici delle acque e delle altre variabili indagate nelle comunità vegetali e animali che popolano l'ambiente marino.

PLANCTON

Fitoplancton

Il termine plancton indica l'insieme di quegli organismi sia animali che vegetali che vivono in sospensione nella colona d'acqua, incapaci di vincere con movimenti propri i moti del mare. Il fitoplancton è costituito da organismi vegetali, unicellulari,autotrofi, in grado cioè di utilizzare l'energia del sole attraverso il processo di fotosintesi, per trasformare la materia inorganica in composti organici utilizzati dagli organismi per i loro processi vitali, pertanto si trova sospeso nella fascia più superficiale illuminata. Il fitoplancton ricopre un ruolo fondamentale nell'ecosistema marino perché rappresenta il primo anello della catena trofica e attraverso la fotosintesi libera ossigeno. Comprende numerosissime specie che si differenziano per dimensione, morfologia, fisiologia ed ecologia.

Diatomee

Sono alghe unicellulari munite di scheletro siliceo, di forma e struttura molto diversa, che vivono isolate o riunite in colonie. Lo scheletro siliceo è composto da due parti dette teche, che si incastrano l'una sull'altra. Sono tra i più importanti componenti del plancton, ma sono rappresentate anche nel benthos. Sono particolarmente abbondanti nelle acque fredde: Quando muoiono esse cadono sul fondo e i loro gusci ricoprono i fondi degli oceani andando a costituire i fanghi a diatomee.

Dinoflagellati

Sono alghe unicellulari ampiamente diffuse in tutti i mari. Le cellule si presentano munite di una teca cellulosica oppure prive di tale struttura. Sono organismi mobili facilmente riconoscibili al microscopio perché provvisti di 2 flagelli che possono essere situati perpendicolarmente l'uno all'altro all'intero di 2 solchi presenti nel corpo, oppure inseriti all'apice della cellula. Tra i dinoflagellalti alcune specie hanno assunto recentemente una notevole importanza per la salute umana in quanto producono tossine neurotossiche ed epatotossiche che attraverso la catena alimentare possono causare danni all'uomo ed ad altri organismi.

Zooplancton

E' il plancton animale, costituito da un'ampia varietà di organismi che possono condurre vita planctonica per tutta la loro esistenza o solo per una parte di essa. Pressoché ogni gruppo marino animale è rappresentato nello zooplancton, se non dagli adulti, almeno dai suoi stadi larvali. Rappresenta il secondo anello della catena trofica marina in quanto gli organismi che vi appartengono si nutrono principalmente di fitoplancton.

Copepodi

I Copepodi costituiscono il gruppo di crostacei più ampiamente rappresentato nel plancton animale e nelle comunità meiobentoniche (cioè con dimensioni inferiori a 0,5 mm) delle acque marine e continentali. Sono molto abbondanti e diversificati negli ambienti pelagici, dove possono colonizzare sia le acque di superficie che quelle più profonde.
Si nutrono prevalentemente di fitoplancton. La composizione della comunità di copepodi e le sue variazioni nel corso del tempo sono considerati importanti indicatori per la valutazione della qualità dell'ambiente marino costiero.

Cladoceri

I cladoceri sono crostacei microscopici: le dimensioni non superano i pochi millimetri. Poche specie vivono in mare o in acque salmastre. Il corpo è compresso lateralmente e racchiuso da un rivestimento protettivo. I Cladoceri comprendono specie planctoniche e bentoniche; preferiscono ambienti poco profondi, prossimi alla riva e ricchi di vegetazione. Le specie planctoniche sono più numerose e frequenti di quelle bentoniche. Sono animali prevalentemente erbivori, che si nutrono di microscopiche alghe filtrate dall'acqua; vi sono anche specie predatrici e specie che ricercano detrito organico tra i sedimenti dei fondali sommersi che abitano.
Lo studio della composizione della comunità di cladoceri, così come per i copepodi, fornisce importanti informazioni sullo stato di qualità dell'ambiente marino costiero.

INQUINANTI CHIMICI

Metalli pesanti

I metalli sono componenti naturali delle acque e dei sedimenti e sono considerati inquinanti se il loro livello eccede quello naturale. In particolare i metalli pesanti (così chiamati per l'alta densità) sono quelli caratterizzati da una maggiore tossicità. I metalli pesanti sono pericolosi perché tendono a bioaccumularsi (processo di concentrazione di sostanze chimiche in un organismo).
I metalli sono introdotti nei sistemi acquatici come conseguenza dell'erosione di terreni e rocce, dalle eruzioni vulcaniche, e da diverse attività umane che coinvolgono estrazione mineraria, trattamento, o uso di metalli o sostanze che contengono metalli inquinanti.
Il Mercurio (Hg), il Cadmio (Cd) e il Piombo (Pb) sono i più rappresentativi per il rischio ambientale dovuto al loro uso massivo, alla loro tossicità e alla loro ampia distribuzione. Il Cd ad esempio è considerato un metallo a lento accumulo che determina effetti teratogeni nei mammiferi nei pesci e negli anfibi. Il Pb produce alterazioni degli apparati ematopoietici alterazioni renali e deformazione delle ossa. Il Hg provoca alterazioni del sistema nervoso, dell'emoglobina e del midollo osseo. Il Hg in mare viene trasformato dalla flora batterica in metilmercurio che essendo solubile nei lipidi attraversa facilmente la membrana si legandosi alle proteine della cellula e bioaccumulandosi quindi negli organismi.

Idrocarburi Policiclici Aromatici

Gli idrocarburi policiclici aromatici sono composti costituiti unicamente da atomi di carbonio ed idrogeno, in cui gli atomi di carbonio costituiscono uno o più anelli uniti tra loro. Possono avere un'origine naturale legata a incendi nei boschi, emissioni gassose durante le eruzioni vulcaniche, biosintesi ad opera di batteri funghi ed alghe, ed un'origine antropica connessa all'emissione da motori a benzina,diesel, da centrali termiche, da attività industriali legate alla lavorazione e produzione di combustibili, grafite, e lavorazione del carbon fossile.
Gli IPA inquinano l'ambiente acquatico anche in seguito alla fuoriuscita di petrolio dalle petroliere, dalle raffinerie e dai punti di trivellazione del petrolio in mare aperto. Sono composti cancerogeni e tossici che tendono ad accumularsi nei grassi, sono quindi difficilmente eliminabili dall'organismo.

Composti organostannici

I composti organostannici sono composti organici che contengono almeno un legame fra carbonio e stagno. Di questi composti, quello di gran lunga più noto è il TBT o tributilstagno, impiegato su vasta scala nelle vernici antivegetative usate per le banchine, per lo scafo delle imbarcazioni e per le reti da pesca. Purtroppo parte del composto del tributilstagno si libera nelle acque a contatto con i rivestimenti o le vernici, di conseguenza tale composto entra nella catena alimentare.
I dati disponibili mostrano che i composti organostannici sono tossici anche a livelli relativamente bassi d'esposizione sia per gli invertebrati marini (cambiamenti nello sviluppo sessuale delle lumache marine,difetti dello sviluppo nelle conchiglie delle ostriche), ma anche per i mammiferi nei quali producono alterazioni irreversibili dei neuroni e delle membrane mitocondriali. E' inoltre dimostrata la tossicità degli organostannici per il sistema immunitario.

Solventi clorurati

I solventi clorurati sono composti chimici derivati da idrocarburi a cui sono stati aggiunti atomi di cloro. I più noti sono il cloroformio, il tricloroetilene, il percloroetilene, il tetracloruro di carbonio, il tricloroetano. Si tratta di sostanze dotate di un ottimo potere solvente, propellente, refrigerante e di scarsa infiammabilità. Per le loro caratteristiche trovano largo impiego nell'industria chimica, tessile, della gomma, delle materie plastiche, degli estintori di incendio, dei liquidi refrigeranti, nelle operazioni di sgrassaggio e pulitura di metalli, pelli e tessuti.
Per quanto concerne gli effetti tossicologici si può affermare che, benché questi cambino in funzione del tipo di sostanza, tutti i solventi clorurati, hanno proprietà narcotiche e neurotossiche, e quasi tutti possiedono tossicità epatica, renale ed emopoietica.
Il largo utilizzo fatto negli ultimi decenni e gli smaltimenti scorretti hanno causato una notevole diffusione ambientale di questi composti sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. Per la loro volatilità, queste sostanze possono contaminare le acque superficiali essenzialmente in prossimità dei siti di sversamento.

Solventi aromatici

I solventi aromatici sono i composti a minor peso molecolare e maggiormente volatili appartenenti alla classe degli idrocarburi aromatici. I composti più rappresentativi sono: benzene, toluene, etilbenzene, xilene, propilbenzene, stirene. L'inquinamento da solventi organici aromatici deriva dal loro impiego in campo industriale e dall'uso di prodotti petroliferi (in particolare benzine). La loro diffusione nell'ecosistema acquatico è legata a perdite che si possono verificare durante le fasi di trasporto e stoccaggio di prodotti derivati dal petrolio.
Tali composti rivestono grande importanza nel panorama della chimica delle acque perché ad essi è associata una notevole tossicità per l'ambiente e per gli esseri viventi. La sua pericolosità è dovuta principalmente agli effetti cancerogeni riconosciuti per l'uomo, conseguenti ad un'esposizione cronica.

Fenoli

I composti fenolici, per la loro diffusione, sono inquinanti di rilevante interesse ambientale, rilasciati a seguito di diverse attività di tipo industriale o agricolo e dei processi di disinfezione con cloro di acque potabili e di scarico. Questi composti chimici sono presenti negli scarichi delle industrie della plastica, dei coloranti e delle cartiere.
A causa della loro elevata reattività chimica ed una maggior solubilità in acqua è più frequente ritrovare i composti fenolici in forma disciolta piuttosto che intrappolati nei sedimenti. I suoi derivati, in particolare quelli clorurati, hanno caratteristiche tossicologiche più marcate, in considerazione del fatto che vengono comunemente utilizzati come pesticidi, erbicidi ed insetticidi o loro precursori.
Per la loro rilevanza chimica, tossicologica ed ambientale, i fenoli rappresentano una delle classi di sostanze organiche oggetto di maggior attenzione.

Policlorobifenili

I policlorobifenili (PCB) costituiscono una classe di 209 composti, aventi da 1 a 10 atomi di cloro nella molecola di base (bifenile). Sono composti di sintesi ampiamente utilizzati, sin dagli anni '30, in campo industriale come fluidi idraulici, additivi e fluidi diatermici per apparecchiature elettriche (principalmente trasformatori e condensatori). Quasi tutti questi impieghi sono oggi cessati in rapporto al progredire delle conoscenze sulla loro pericolosità. I PCB sono infatti un gruppo di sostanze chimiche tossiche e persistenti che hanno effetti negativi sulla salute umana e sull'ambiente, tra cui dermotossicità, immunotossicità, disturbi della funzionalità riproduttiva, teratogenicità, alterazioni del sistema endocrino ed effetti cancerogeni. A causa della loro scarsa solubilità in acqua, dall'elevata lipoaffinità e della loro resistenza alla degradazione, questi composti possono persistere nell'ambiente per lunghissimi periodi ed essere trasportati anche per lunghe distanze. I PCB tendono ad accumularsi nel suolo e nei sedimenti, si accumulano nella catena alimentare e possono dar luogo al fenomeno della biomagnificazione, raggiungendo pertanto concentrazioni potenzialmente rilevanti sul piano tossicologico.
Proprio per le loro caratteristiche di stabilità e bassa biodegradabilità, i PCB sono inquinanti ambientali pressoché ubiquitari. I PCB rientrano tra gli inquinanti organici persistenti (POP) riconosciuti a livello internazionale.
Al fine di tutelare la salute e la sicurezza nonché la salvaguardia ambientale, prima la Comunità Europea e poi, come recepimento, l'Italia (DPR 206/88. D.Lgs. 209/99) hanno vietato la commercializzazione e l'uso delle apparecchiature contenenti PCB.
Il decreto attuativo dell'11 ottobre 2001, emanato dal Ministero dell'Ambiente di concerto con il Ministero delle Attività Produttive, ha successivamente stabilito le "Condizioni per l'utilizzo dei trasformatori contenenti PCB in attesa della decontaminazione o dello smaltimento".

Ftalati

Gli ftalati sono additivi chimici utilizzati principalmente come plastificanti, cioè aggiunti a materiali plastici per aumentarne la flessibilità, la trasparenza e la durevolezza. Sono presenti in numerosi prodotti di consumo quali: solventi, detergenti, oli lubrificanti, adesivi vinilici, accessori d'auto, vestiti plastificati (ad esempio gli impermeabili) e in prodotti per l'igiene personale come saponi e shampoo. Sono molto usati nella fabbricazione di plastiche flessibili in PVC, come borse di plastica, imballaggi per alimenti, giocattoli per bambini, ma anche in manufatti per uso sanitario come i contenitori per lo stoccaggio del sangue e i cateteri intravenosi. Sono contenuti anche in alcuni farmaci e fitofarmaci. Lo smaltimento dei rifiuti industriali può determinare rilascio di ftalati nel suolo e nelle acque. Gli ftalati tuttavia vengono rapidamente degradati.
La Comunità Europea ha adottato una decisione che vieta l'immissione sul mercato di giocattoli e articoli di puericultura destinati ad essere messi in bocca da bambini d'età inferiore a tre anni e fabbricati in PVC morbido contenenti una o più sostanze con ftalati (G.U. L. 315 del 9/12/1999). La decisione è stata prorogata negli anni successivi ogni tre mesi.

Difenileteri bromati

I difenileteri bromati rientrano nella categoria dei ritardanti di fiamma, cioè sostanze aggiunte ad alcuni componenti, come circuiti stampati, contenitori di plastica o cavi, per ridurre la loro infiammabilità; prevengono o riducono la possibilità di un inizio d'incendio e la propagazione della fiamma.
Questi composti hanno la capacità di accumularsi nei pesci e negli organismi terrestri e potenzialmente trasferirsi anche agli esseri umani. Tra gli effetti nocivi nei confronti di viventi sono state rilevate la dannosità nei confronti di alcuni organi e del DNA delle cellule, la degenerazione dei tessuti e l'induzione di tumori, la capacità di alterare il funzionamento del sistema endocrino (ormonale) degli animali.

Alchilfenoli

Gli alchilfenoli sono sostanze impiegate per la produzione di detergenti e come additivi di combustibili, lubrificanti e polimeri. Sono anche utilizzati per la produzione di resine, di sostanze profumanti, di antiossidanti, di pneumatici, di vernici, di adesivi e come ritardanti di fiamma.
Queste sostanze sono in genere fisiologicamente molto attive. Alcuni composti sono riconosciuti come la causa di dermatiti ed allergie, per altri si stanno raccogliendo ancora i dati medici in seguito alla prolungata esposizione. Gli alchilfenoli sono persistenti nell'ambiente, bioaccumulabili e tossici per gli organismi acquatici.
Tuttavia l'attenzione nei confronti di questi inquinanti è dovuta alla loro capacità di interferire con il funzionamento del sistema endocrino (ormonale) degli animali.

Prodotti fitosanitari

I prodotti fitosanitari o fitofarmaci sono sostanze utilizzate nel settore agricolo per la difesa delle colture dalle malattie infettive (anticrittogamici), dalle avversità animali (insetticidi, acaricidi, nematocidi, molluschicidi, rodenticidi), dalle piante infestanti (diserbanti ed alghicidi), dalle fisiopatie e dagli eventi traumatici (fisiofarmaci, cicatrizzanti, disinfettanti). Sono inoltre impiegati per migliorare le funzioni fisiologiche delle piante coltivate (fitoregolatori, integratori della nutrizione).
Al di là degli innegabili vantaggi che l'impiego dei prodotti fitosanitari ha prodotto in termini di rese produttive, di evoluzione delle tecniche agronomiche, di miglioramento della qualità dei prodotti alimentari il loro impiego massiccio dagli anni '60 in poi ha creato, tuttavia, una serie di problematiche legate all'impatto sull'ambiente, all'integrità degli ecosistemi e alla salute umana rappresentando una sorgente di inquinamento diffusa e di particolare rilievo.
La risorsa idrica risulta particolarmente vulnerabile e a rischio di inquinamento. Le conseguenze più rilevanti riscontrate sono state la riduzione della variabilità genetica dei sistemi viventi, i processi di eutrofizzazione delle acque dolci e di quelle marine, l'alterazione chimico-fisica e biologica dei suoli.
Numerosa e in continuo aggiornamento è la legislazione che regola la produzione, la commercializzazione e l'impiego dei fitofarmaci. Norme concernenti la formulazione dei fitofarmaci e i limiti massimi di residui tollerati negli alimenti sono fornite dal D.M. 18.12.2003 (G.U. 18/02/2004) e nella legislazione che riguarda l'agricoltura biologica.

Pesticidi clorurati

I pesticidi clorurati sono sostanze chimiche di grande rilevanza dal punto di vista della contaminazione ambientale. Sono costituiti da molecole formate da anelli idrocarburici a cui sono aggiunti diversi atomi di cloro. Esistono diverse classi di pesticidi clorurati; tra di essi uno dei più noti è il DDT.
Furono introdotti dopo la seconda guerra mondiale e sono stati ampiamente utilizzati in agricoltura con funzioni insetticida e fungicida. Il DDT, in particolare fu ampiamente utilizzato per combattere la malaria in molte parti del mondo. Nel corso degli anni 60 tuttavia emersero studi che evidenziarono la loro potenziale cancerogenicità e tossicità anche nei confronti di specie non bersaglio, tra cui anche l'uomo, ed in aree distanti dal sito di utilizzo.
I pesticidi clorurati sono sostanze relativamente insolubili in acqua, molto persistenti nel suolo, sono soggette ad accumulo nella massa grassa degli esseri viventi e danno vita a fenomeni di bioconcentrazione attraverso le catene alimentari; rientrano tra gli inquinanti organici persistenti (POP) riconosciuti a livello internazionale. La maggior parte di queste sostanze pur essendo state utilizzate in ambienti terrestri, a causa della loro persistenza hanno potuto contaminare anche gli ambienti acquatici. Per tale motivo sono considerati inquinanti ubiquitari.
L'impiego di alcuni di questi pesticidi clorurati è stato vietato nel 2001, a livello internazionale, a seguito della ratifica della Convenzione di Stoccolma; successivamente recepita anche dallo stato italiano. Tuttavia, molecole come il DDT sono ancora commercializzate ed utilizzate per combattere la malaria in alcuni paesi dell'Africa e del sub continente indiano.

Pesticidi fosforati

I pesticidi fosforati sono una classe di pesticidi caratterizzati dalla presenza di un gruppo fosforico nella molecola (alchil e/o aril fosfati, pirofosfati, tiofosfati e ditiofosfati).
Sono composti facilmente degradabili, soprattutto per via idrolitica. Nonostante ciò non si possono escludere per alcuni di loro fenomeni di persistenza nell'ambiente. Infatti alcuni di essi sono stati ripetutamente identificati anche nelle acque superficiali sia in Italia che in altri paesi. Caratteristiche quali solubilità e persistenza possono variare notevolmente tra i composti appartenenti a questa classe.

Diserbanti ureici

I diserbanti ureici, sono erbicidi selettivi, impiegati per il controllo di un'ampia varietà di colture quali quelle orticole (patate, carote, pomodori, ecc.), floreali, intensive (mais, frumento, orzo, soia, girasole) e frutteti. Il loro meccanismo d'azione si esplica attraverso l'inibizione della fotosintesi mediante assorbimento radicale o per contatto sulle superfici fogliari delle infestanti.
Sono considerate sostanze pericolose per gli organismi acquatici con potenziali effetti di interferenza nei processi endocrini.

ALTRI PARAMETRI SUI SEDIMENTI E MITILI

Carbonio organico totale

E' indice della sostanza organica totale presente. La sostanza organica dell'acqua marina si suddivide in due categorie: disciolta (DOM) e particelllata (POM). Il DOM in mare rappresenta una delle più grandi riserve di carbonio organico della Terra ed è costituita da una miscela complessa di varie sostanze organiche. La sostanza organica disciolta può derivare da molte fonti: apporti fluviali, decomposizione di organismi, escrezione di prodotti extracellulari, escrezione di composti azotati. La sostanza organica particellata è formata da organismi viventi e da detrito rappresentato sostanzialmente da spoglie di organismi.

Granulometria

E' una misura della dimensione media delle particelle che compongono i sedimenti marini. In tale misura si determina la percentuale in peso della sabbia (particelle con diametro superiore ai 0,063 mm ma inferiore ai 2 mm) e delle peliti o fanghi (particelle con diametro inferiore ai 0,063 mm).
La composizione granulometrica è un parametro che influisce sulla capacità di accumulo di sostanze inquinanti da parte del sedimento (sedimenti con una abbondante frazione pelitica hanno la tendenza ad accumulare maggiori quantità di sostanze chimiche) ma anche sulle caratteristiche delle comunità bentoniche di fondo mobile.

Saggi biologici

I saggi biologici sono prove di laboratorio in cui diversi organismi test vengono esposti alla matrice da analizzare (in questo caso sedimenti marini) per un determinato periodo, dopo il quale vengono poi valutate le conseguenze sugli organismi testati (effetti letali o sub letali). Tali saggi sono uno strumento essenziale, da affiancare alla determinazione della concentrazione di sostanze inquinanti, per valutare la qualità dei sedimenti marini; infatti consentono di verificare se complessivamente i sedimenti marini abbiano caratteristiche tali da determinare effetti tossici a breve, medio o lungo termine sulle comunità biologiche.

Biomarkers

I biomarkers sono alterazioni evidenziabili e quantificabili di una risposta biologica (fisiologica, biochimica) che possono essere correlati all'esposizione o all'effetto tossico di uno o più contaminanti. La classe dei molluschi bivalvi per la sua elevata capacità di filtrazione è soggetta all'accumulo di sostanze estranee presenti sia nell'acqua che legate al particolato in essa presente, perciò il loro monitoraggio ha lo scopo di rilevare la presenza di specifiche fonti di contaminazione e di fornire indicazioni sul livello di compromissione dell'area indagata.

MICROALGHE BENTONICHE
Le microalghe bentoniche sono forme di vita unicellulare appartenenti al gruppo delle alghe, vivono adese su superfici solide sommerse, per esempio su rocce, manufatti, animali sessili o su piante o macroalghe. Le classi algali rappresentate tra le microalghe bentoniche sono le diatomee (quasi sempre le più abbondanti), i cianobatteri (sono più comuni nelle acque dolci, ma presenti e abbondanti anche in mare), le dinoflagellate (sono presenti a tutte le latitudini ma più comuni nei fondali).
A questa categoria di alghe appartengono anche alcune specie in grado di scatenare notevoli effetti tossici sugli animali ed anche sull'uomo. In questi ultimi anni, infatti, in diverse località lungo le coste italiane si sono avuti molteplici e ripetuti fenomeni di intossicazione di bagnanti che sono stati ricondotti alla presenza di massicce quantità (fioriture) di microalghe bentoniche appartenenti alla famiglia delle Ostreopsidaceae nell'ambiente marino costiero.

BENTHOS

Macrozoobenthos di Fondi mobili
Il benthos è l'insieme degli organismi vegetali e animali che vivono in relazione al fondale marino.
Lo studio delle comunità bentoniche che popolano in particolare i fondali cosiddetti "mobili", cioè costituiti da sabbia e/o fango, è uno strumento potente ed efficace per la valutazione delle caratteristiche dell'ambiente marino. Infatti queste comunità permanendo per lungo tempo in una data area sono esposti in maniera continua tanto ai fattori che ne supportano lo sviluppo (nutrienti, radiazione solare, ecc) quanto ai fattori che ne possono determinare una loro alterazione (inquinanti, variazioni fisico-chimiche delle acque, ecc). Per questo motivo il controllo della composizione (attraverso la determinazione delle liste di specie presenti in queste comunità in una data area e delle abbondanze relative di ogni singola specie) e della struttura (attraverso il calcolo di indici di diversità) delle comunità bentoniche dei fondi mobili vengono utilizzati per individuare eventuali fenomeni di perturbazione dell'area studiata che hanno agito in un intervallo di tempo e di spazio molto ampio. Per tale motivo le comunità bentoniche di fondo mobile sono considerate un "indicatore sintetico" della qualità dell'ambiente marino.

Posidonia oceanica

La Posidonia oceanica è una fanerogama (cioè una pianta caratterizzata dalla presenza di fiori) che vive e si sviluppa nell'ambiente marino: è quindi un errore considerarla un'alga, come invece spesso avviene. Essa possiede radici, fusto e foglie e si riproduce, appunto, mediante fiori.
La Posidonia è una specie endemica del Mediterraneo dove forma estese praterie tra la superficie ed i 40 metri di profondità. Le praterie di Posidonia rappresentano una elemento chiave dell'ecosistema marino costiero in Mediterraneo: difendono le coste dall'erosione causata dal dinamismo delle acque, producono grandi quantità di ossigeno e forniscono cibo e rifugio a una enorme quantità di altre specie sia animali sia vegetali e tanto nella loro fase vitale adulta quanto in quella giovanile. La produzione in termini di biomassa di una prateria in buono stato è paragonabile a quella di una foresta tropicale.
Le praterie di Posidonia, oltre ad essere soggetta a fenomeni di disturbo di tipo meccanico o fisico legate ad attività umane (ancoraggio di imbarcazioni, pesca a strascico, ecc) è molto sensibile alle variazioni di trasparenza delle acque e alla presenza di fonti di inquinamento; per tale motivo il controllo dello stato di salute di queste praterie fornisce importanti indicazioni sullo stato di salute dell'ambiente marino.
Per lo studio delle praterie di Posidonia oceanica si tengono sotto controllo:
Descrittori fisici: la granulometria del sedimento su cui si è sviluppata la prateria e la presenza di fonti di disturbo evidenti nelle vicinanze (scarichi, attività produttive, ecc)
Descrittori fisiografici: tipologia del fondale su cui si è sviluppata la prateria (rocce, sabbia, ecc), presenza di specie vegetali diverse dalla P. oceanica all'interno della prateria, valutazione di quanto il ricoprimento del fondale da parte della P. oceanica sia continuo o discontinuo
Parametri morfometrici: parametri in grado di descrivere lo stato di vitalità attuale delle piante che costituiscono la prateria
Parametri lepidocronologici: parametri in grado di descrivere lo stato di vitalità pregresso della prateria
Biomassa: determinazione della entità della biomassa fogliare della P. oceanica nella prateria, della biomassa degli organismi che si sviluppano sopra le foglie (epifiti)
Parametri strutturali: densità espressa come numero di fasci fogliari per unità di superficie, percentuale di area studiata ricoperta da Posidonia viva e da rizomi morti di Posidonia (matte) e, qualora presenti, percentuale di ricoprimento di altre specie vegetali diverse dalla Posidonia
Limite inferiore della prateria: questo limite, situato a maggiore profondità, è quello maggiormente sensibile ai fenomeni di disturbo della prateria; eventuali avanzamenti o arretramenti di questo limite ed il rilevamento nel tempo di alcuni parametri sul suo stato e le sue caratteristiche consentono di fornire una valutazione sintetica dello stato di salute della prateria.

Popolamenti di macroalghe

Diversamente dalla Posidonia oceanica, sono alghe pluricellulari, con un corpo chiamato "tallo", che può raggiungere varie dimensioni (da pochi cm a diversi metri).
Vivono generalmente in acque poco profonde e colonizzano i fondali rocciosi (naturali o artificiali) Sono caratterizzate da forme particolari e da colori diversi dovuti ai pigmenti accessori, grazie ai quali utilizzano tutto lo spettro della luce solare che giunge sulla superficie terrestre. Sono divise proprio per questo in alghe verdi, brune, e rosse .
Le alghe verdi si trovano più vicine alla superficie dell'acqua, assorbono la luce rosso-arancio che ha lunghezze d'onda maggiori e che viene arrestata per prima, possono vivere solo fino ai 30-40 m di profondità. A profondità maggiori si trovano le alghe brune che assorbono i raggi blu-verdi (più penetranti). Ancora più in basso è l'habitat delle alghe rosse che assorbono la tenue luce blu, in grado di penetrare ancora più in profondità, alcuni tipi possono arrivare fino a 200m di profondità.
Come gli altri elementi che compongono il benthos le macroalghe sono molto sensibili ai fenomeni di perturbazione delle acque del mare e forniscono una valutazione integrata nel tempo della qualità del'ambiente marino.
Per lo studio di questi popolamenti si utilizza il metodo CARLIT (cartografia delle comunità litorali bentoniche di fondo roccioso); questo metodo prevede che l'area di studio sia suddivisa in settori (ciascuno individuato dalle proprie coordinate geografiche) di lunghezza unitaria e all'interno di ciascuno si determini quale sia la specie di macroalga dominante (scelta da una lista di riferimento); al termine di tale rilevazione è possibile calcolare un indice (che tiene conto della diversa sensibilità ecologica di ciascuna specie) che restituisce una informazione sintetica della qualità dell'ambiente marino nell'area.